Ho comprato la mia prima Chanel…oh yeah…

Se non sei una Chiara Ferragni che la mattina si sveglia e può decidere di comprarsi la sua 41^ Chanel per evitare i sacchetti di plastica al supermercato, o una Victoria Beckham che è capace di uscire per comprare il pane e tornare a casa con un modello vintage (il suo preferito) lo stesso giorno che si è regalata un Hermés, o se non hai una mamma illuminata che ha visto, in quel contenitore di pelle con catena, un vero investimento, l’iconico oggetto dei desideri di ogni essere femminile nato dopo quel febbraio 1955 (da cui il modello Chanel 2.55), allora devi cominciare a sognare e risparmiare, risparmiare e sognare e poi ancora risparmiare…. fino al momento in cui decidi di far posto in quell’angolo della casa che a breve potrebbe ospitare un pezzo di storia, una storia di bellezza, dedicata alle Donne che hanno imparato ad amare la libertà. Perché quella prima borsa al mondo a tracolla, ha una catena, pensata per liberare le mani ma ispirata ai portachiavi dei custodi dell’orfanatrofio in cui è cresciuta Coco, il bordeaux degli interni ricorda la sua divisa e la tasca nascosta un vano segreto per proteggere chissà quali sogni…

Sono entrata al n.10 di via Sant’Andrea a Milano e per la prima volta l’ho indossata… quanto mi sentivo bionda! Poi sono uscita, dopo aver realizzato che prima dovevo pagare bollette e condominio! Ci voleva un piano… l’ingegnere e il suo metodo entravano ufficialmente in azione!

Armata di fogli excel e tools di gestione dei risparmi ho pianificato un piano di accumulo costante e dopo 18 mesi, il giorno di San Valentino, con la mia amica Gianna, ho rivarcato la soglia dello store dei miei desideri. Con i cuoricini negli occhi ho accarezzato quella pelle morbida, ho immaginato mani di fata che cucivano solo per me quel matelassé perfetto, ho rivissuto la nascita di un mito, ho guardato la commessa abituata a quelle scene di venerazione e, senza più bollette e condominio da pagare, ho pronunciato 2 parole d’amore, come davanti a prete: “La voglio!”

Ho camminato in Montenapoleone con il sacchetto della mia prima Chanel, incartata con la maestria di un designer e mi pareva di girare una scena di “What the women want” ascoltando le chiare “voci dei pensieri” di tutte le donne che incrociavo… l’avrei scartata e indossata la prima volta in un momento perfetto… Dove? Quando? Con chi?… una cena, una festa, un convegno, certamente ad aprile, alla laurea di mia figlia, con un look da star…

9 marzo 2020. L’Italia è il primo paese occidentale a decidere il lockdown! Lockdown??? E cosa diavolo è un lockdown??? Certamente è una Chanel che rimane chiusa in un armadio!!! No Chanel no party, no cene, no convegni… e la laurea di mia figlia? Sarei arrivata in Danimarca anche a cavallo di un drone ma mi avrebbero arrestata a Sesto. E così, in un “serio” 1^ aprile, l’ho vissuta in una stanza virtuale in diretta streaming, in collegamento con altre 2 stanze virtuali, nella mano destra un cellulare per guardare lei dentro che, mentre proiettava il video di un computer su uno schermo, parlava ad un altro computer con dentro i professori, e nella mano sinistra un altro cellulare per riprendere e fare selfie con tutti quei contenitori digitali parlanti! Con un picco di 50 persone collegate da ogni parte del mondo, abbiamo fatto tutti finta di capire cosa stesse dicendo in un inglese perfetto, per 2 ore, presentando la sua tesi del master di ingegneria fisica e nanotecnologie, sull’utilizzo di sensori di diamante per lo studio della corrente elettrica emessa dal cervello di un topo (spero di aver capito almeno il titolo!); abbiamo aspettato tutti insieme l’esito percependo da uno schermo ansie e trepidazioni… volti fiduciosi, uniti da una comune e consapevole ignoranza, abbiamo tenuto virtualmente la sua mano ed esultato quando, al suono di comprensibili “Thank you! Congratulations!”, abbiamo finalmente capito che potevamo urlare la nostra gioia….

Forse durante il brindisi in mondovisione con lo Champagne (che gli avevo inviato on line insieme alle sue piante preferite) avrei potuto mettere la Chanel a tracolla, con la sua catena dorata intrecciata che libera le mani, e le Louboutin tacco 12, ma nel mio soggiorno, da sola, a saltare, piangere e baciare felice 2 smartphone igienizzati, con dentro mia figlia, mi sembrava un tantino eccessivo…

Aspettiamo… tanto ormai è nell’armadio, ancora incartata dal designer, a ricordarmi che i momenti perfetti esistono, magari un Natale insieme…

“Mamma, vieni a trovarmi in Danimarca a Natale? In Italia con il lockdown non posso venire….” disse la scienziata bionda, “Ma certo cucciola, che ci vuole?” disse la Babba Natale sulla slitta trainata da renne volanti. Siamo in piena pandemia mondiale, non si può uscire dal comune e siamo solo classificati da tutto il mondo come paese a rischio, ma troverò una strada, senza contare troppo sulle renne… Basta un’autorizzazione da un’autorità competente non ben specificata, una valida motivazione, un certificato di nascita con maternità da ottenere con il comune chiuso, un certificato di residenza sempre dallo stesso comune chiuso, un tampone negativo da fare prima delle 72 ore dalla partenza e nessuno che ti assicura che te lo rilascia in tempo, il certificato di domicilio in Danimarca, il tuo passaporto, il mio passaporto, un’autocertificazione per andare, un’autocertificazione per tornare, un modulo da compilare on line su un sito che non funziona, da inviare al servizio di prevenzione di un’asl chiusa, voli di andata e ritorno da compagnie che non cancellano voli e ancora partono in perdita da aeroporti deserti, 14 giorni di quarantena e la speranza che nessuno ti arresti perché sicuramente non stai rispettando qualche clausola dei 19 DPCM italiani emessi da marzo o il sito dell’ambasciata danese è stato appena aggiornato con nuove disposizioni!

Breathe! I’m the blonde engineer! Qualcuno aveva dubbi che avrei fisicamente abbracciato mia figlia il giorno di Natale? Io tanti, ma Dio c’è…

Quando ho visto in aeroporto un sorriso con un corpo perfetto intorno, un sole che mi correva incontro, ho capito che non potevo essere da nessun’altra parte nel mondo. Un abbraccio infinito e un anno di tristezze un lontano ricordo. Respirare l’odore del suo viso proprio sull’attaccatura dei capelli come quando era bambina, scaldarmi con il battito del suo cuore tra i piumoni e le sciarpe di una gelida notte danese… felicità infinita e tante sorprese…. Non mi aspettavo che mi portasse orgogliosa in un nido curato con puro Amore, con frigo pieno e sul tavolo una pianta e una candela profumata, il suo regalo, per trovare insieme momenti perfetti… un appartamento in centro Copenaghen solo per noi due, da vivere 7 giorni e ricordare per sempre, tra colazioni da chef, risate, ricordi, poesie e musica, noi due, aquile libere e regali, regine di un regno di sogni possibili… Non mi aspettavo di fare il girotondo intorno ad un albero di Natale sulle note di canzoni danesi; non mi aspettavo le sue parole, il calore dei suoi gesti, gli accordi di una chitarra che magicamente intonavano suoni della mia adolescenza (ma quand’è che ha imparato a suonare la chitarra?); non mi aspettavo di aver caldo a dicembre, a Copenaghen, scaldata dall’energia dei suoi progetti mentre osservavo una cappella chiusa e cercavamo insieme una tomba famosa in un cimitero che sembrava un parco…

Sono partita stringendo al braccio la Kipling che mi ha regalato mia figlia per il mio compleanno, per portare in viaggio con me sempre e solo l’essenziale. Amo quella borsa anche se abbiamo un concetto diverso di “essenziale”… Ho imbarcato un bagaglio di 20 Kg, un trolley da stiva, uno zaino e la mia tracolla con documenti, portatile, 28 campioncini, 3 paia di occhiali, soluzione lenti, portafogli, spazzole, tappi per le orecchie, libro, cellulare, cuffie, vari caricabatterie… l’essenziale insomma!

E la mia prima Chanel 2.55? E’ passato quasi 1 anno da quel San Valentino in via Sant’Andrea… In questi giorni di quarantena fiduciaria parlo con lei (anzi con la sua scatola di design), continuo a leggere la sua storia, so che presto la scarterò, in un momento perfetto, lontano da virus e mascherine, la indosserò forse su un tubino, certamente con tacco 12, respirerò il profumo della sua storia, sarà il simbolo dell’anno di rinascita e la porterò sempre in viaggio con me… insieme all’essenziale… magari dentro la mia mitica Kipling, alla ricerca del bello perché “la bellezza non sta né dentro né fuori, ma sta nell’aria che ti circonda (Coco Chanel)”… oh yeah…

In Viaggio con mia Figlia

“Viaggio” e “mia figlia” sono sinonimi. Guardando con attenzione l’ecografia di quando navigava felice nel liquido amniotico si può già intravedere uno zaino di 1 mm sulle sue spalle….di 3 mm!

Quando mia figlia ha deciso di nascere l’ha fatto, subito, fregandosene del cordone intorno al collo, forte e testarda come una guerriera, calda e morbida come il pane appena sfornato, i pugnetti chiusi e due occhi grandi come il mare, tanti capelli e una voce da soprano….niente nella mia Vita sarebbe stato più lo stesso….

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La Vita e(‘) un Tango

Arrivo a quella cena di lavoro in ritardo, con la mente stanca di chi sa di avere un impegno inderogabile e il cuore a quella vasca idromassaggio, magica oasi di pace e di essenze profumate. Mi siedo accanto ad un collega che parla poco, alla mia destra un viso conosciuto, un nome che mi ricorda un passato ingombrante. Parla più del collega, parla troppo, con un ego ipertrofico che lo lancia all’istante nell’universo dei “non sai chi sono io”….Azzardo un’ipotesi di identità dettata dal passato…. Compare un sorriso orgoglioso e compiaciuto su un volto rugoso e sbiadito dal tempo… Parliamo di lavoro. Meno male! Gli interessa molto quello che sto facendo. Ne ha bisogno. E’ un’opportunità. Un appuntamento con il destino e niente da quella sera sarebbe stato più lo stesso. Continue reading “La Vita e(‘) un Tango”

La valigia dell’Ingegnere bionda- Le categorie

Ospedale. Sala travaglio. Sono i momenti che più desideri nella vita essere un uomo. Ma la mela non l’ha mangiata pure Adamo? E la punizione? Farsi la barba tutta la vita? Manco la ceretta si fanno!!

Torniamo alle doglie. Chiedo all’infermiera di aprire la valigia con l’occorrente per la notte. Lei la apre, mi guarda e dice: “Lei è un ingegnere”. Non una domanda ma una certezza mista a stupore e divertimento nel vedere la mia espressione da urlo di doglia bloccato. Continue reading “La valigia dell’Ingegnere bionda- Le categorie”

Non sono ricca ma mi piace il bello…anzi il perfetto- PARTE II

E dopo New York….

Thanks Karen, thanks Red, thanks Codjzo….. però adesso fatevi tradurre il post perché swiccio (orribile!) all’italiano.

“Antigua per sempre” non è solo una scritta sulle tazze per turisti ma una filosofia di vita con due occhi (azzurri) un naso e una bocca che hanno incontrato altri due occhi (neri) un naso e una bocca e insieme hanno deciso di vivere su una barca a vela, massimo due… così mentre ne sto lucidando una magari l’aperitivo lo bevo sull’altra!

E’ bello sapere che non sto scherzando… Continue reading “Non sono ricca ma mi piace il bello…anzi il perfetto- PARTE II”

Non sono ricca ma mi piace il bello…anzi il perfetto PARTE I

Può sembrare un ossimoro, tipo quelli che dicono di “fare la guerra per la pace” o chi descrive una “lucida pazzia”, chi decanta il “dolce soffrire” o chi esalta una “bellezza mostruosa”,… insomma si tratta di inserire nella stessa frase due parole di significato opposto, come ingegnere bionda oppure non ricca e perfetto.

Ma non è così! L’ingegnere può essere anche bionda (ma ha imparato molto dagli uomini) e il perfetto è accessibile anche a chi è (solo!) ricca dentro…. Il segreto è sempre lo stesso: metodo! Anche per costruire il tuo momento perfetto.

Se ancora ti chiedi cosa sia il momento perfetto clicca qui. Se non hai ancora letto il mio metodo, clicca qui.

Sono appena tornata da una vacanza di 12 giorni con 2 tappe: New York e Antigua. (…‘na vitaccia!….) Continue reading “Non sono ricca ma mi piace il bello…anzi il perfetto PARTE I”

L’Ingegnere non vive, funziona.

Gli ingegneri hanno sostituito i carabinieri nelle barzellette e questo non ci fa ridere…. Ma…c’è sempre un ma… noi abbiamo dalla nostra parte un’arma che spietatamente colpisce il mediocre senso del puro qualunquismo. Ci alleniamo a mirare al cuore dell’ignoranza mascherata di nozionistico sapere, cerchiamo sempre di andare oltre l’apparenza e, rischiando spesso il linciaggio delle masse, proseguiamo imperterriti nella nostra infinita ricerca di risposte a domande anche inutili, per i più, intrise di incognite stimolanti e di soluzioni impossibili. Continue reading “L’Ingegnere non vive, funziona.”

Il momento perfetto

“Una giovane donna perde prematuramente la vita. Nei suoi effetti personali i familiari trovano un pacchetto incartato con cura con un biglietto: “Per i momenti speciali”. Nel pacchetto c’è un vestitino in seta, ancora con il cartellino.

Decidono di farglielo indossare nel suo ultimo viaggio su questa terra…” Continue reading “Il momento perfetto”

Impariamo dagli uomini

Vi descrivo una scena. Suona la sveglia alle 7.00, caffè preparato la sera prima per fare in fretta, camicia pronta, colazione mentre si scalda l’acqua della doccia, scarpe lucidate, chiavi della macchina, ventiquattrore, cellulari, via di corsa…

Stessa casa: mentre suona la sveglia, coperte sopra la testa per non sentire, colazione in pigiama sul divano dopo qualche ora, passeggiata in centro che rilassa… chi è lui e chi è lei? Vi posso dire che quella in pigiama sul divano non sono io! Lo so, una vita di eccessi, ma ho capito una cosa: dagli uomini si può davvero imparare tanto! Continue reading “Impariamo dagli uomini”

Ingegnere o bionda?

Sono nata donna (e questo è evidente) e sono cresciuta in un mondo di uomini.

Era un mondo di uomini quando mi sono iscritta a ingegneria, quando vivevo in collegio (ovviamente maschile), nella mia breve esperienza da modella (comandavano loro), quando ho iniziato a lavorare, quando ho cambiato lavoro e ancora e poi ancora. Circondata da uomini…. in un mondo che, privo della linfa vitale al femminile, mi è sembrato molte volte secco e rattrappito….Non dovrebbero essere ovunque! Ora sono anche in coda davanti a me dal mio parrucchiere, sono più di noi, comprano più creme di noi, hanno il chirurgo estetico personale, sono in cucina (perchè saper cucinare è fashion) e quando hanno fatto tutto quello che la loro categoria maschile gli permette di fare, trovano il coraggio di trasformarsi in donne (loro possono, dato che è più facile togliere che mettere…) e sono più bravi di noi, anche su un tacco 12… Io da loro ho imparato tanto e di questo ne riparleremo.

Ma l’ingegnere è una categoria a parte.

Nell’immaginario collettivo l’ingegnere non spera di “avere dei voti scritti sul libretto” ma si augura “che la derivata del libretto rispetto agli esami non sia nulla” (letto in un blog di ingegneri). Per lui/lei il tramonto è il risultato di una rifrazione e l’arcobaleno? la scomposizione della luce. L’ingegnere ti spiega ogni fenomeno naturale e paranormale, indossa un maglioncino del mercatino vicino l’università, ha nel DNA una piccola ventiquattrore, il suo biberon è a forma di penna per prendere appunti e la prima lettera che impara è X… la seconda Y.

Sono decisamente nata ingegnere con la non trascurabile variante di essere bionda.

Questo vuol dire che la mia ventiquattrore è di Louis Vuitton, la mia penna Montblanc e indosso un tailleur di Armani, ovviamente con Louboutin tacco 12.

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